Pubblicato Mercoledì 30 luglio 2025

Elaborazione del lutto: come affrontare il dolore e ritrovare un nuovo equilibrio

A cura della Dott.ssa Generali Ilaria

Elaborazione del lutto: come affrontare il dolore e ritrovare un nuovo equilibrio

Tutto ciò che l’individuo sperimenta nell’arco della sua vita (le relazioni, i successi, il dolore, l’amore, i fallimenti e persino la morte) costituisce la sua intera esistenza. Ma, mentre tutte queste
esperienze, sentimenti ed emozioni vengono vissuti solitamente come funzionali, la morte è considerata una nemica da evitare e rimandare il più a lungo possibile. La scomparsa di una persona cara è un evento che sconvolge: la perdita irreversibile e il dolore che comporta non sono mai facili da affrontare. La ricerca di senso guida l’intera esistenza di ogni essere umano, ed è nel lutto che tutti i significati raggiunti fino a quel momento rischiano di andare perduti. Proprio per questa ragione, l’elaborazione del lutto comporta il trovare un nuovo significato all’esperienza permettendo poi all’individuo di definire nuovi ruoli e obiettivi di vita.

Vediamo in questo articolo quali sono le caratteristiche del lutto, le reazioni comuni dopo un lutto, le sue fasi di elaborazione e quanto il supporto psicologico individuale o di gruppo possa essere di aiuto quando dobbiamo affrontare e superare una perdita.

LUTTO NON TRAUMATICO E LUTTO TRAUMATICO
Possiamo classificare i lutti in due categorie: non traumatici e traumatici. Quando si vive un lutto non traumatico, come nel caso della morte di una persona cara per malattia o anzianità, i familiari hanno il tempo di prepararsi e predisporsi mentalmente alla morte. Quando, invece, si vive un lutto traumatico, come nel caso di omicidio, suicidio, incidente stradale, morte sul lavoro, catastrofe naturale, i familiari non hanno la possibilità di prepararsi e salutare la persona cara, è una separazione inattesa. Chi rimane vive uno sconvolgimento tale che divide la vita tra un prima e un dopo. Questo tipo di lutto distrugge profondamente le certezze e i punti di riferimento, colpendo il senso di sicurezza e di fiducia. Lo guardo al futuro può generare ansia e angoscia ma, nello spazio terapeutico, è possibile attraversare il senso di solitudine e di dolore che la perdita porta con sé e trovare le risorse per raggiungere un nuovo equilibrio. 


CHI SONO I “SURVIVORS”?
“Sopravvissuto” è chi perde un proprio caro in una situazione particolarmente traumatica, come un suicidio. Il termine sopravvissuto è utilizzato non tanto per indicare coloro che tentano il suicidio, quanto più coloro che restano al mondo dopo il suicidio di un proprio caro. Le perdite di natura traumatica sono inattese, improvvise e le persone care coinvolte nella perdita affrontano l’evento con estrema fatica e incredulità. È comune sperimentare emozioni molto forti e/o reazioni fisiche intense. Inoltre, lo stigma conseguente a una perdita per suicidio può ostacolare la richiesta di un aiuto a un professionista o informale a parenti, amici e colleghi. Non dimentichiamo, però, che il supporto sociale è uno dei fattori protettivi principali per l’elaborazione del lutto.

LUTTI (NON RICONOSCIUTI DALLA SOCIETA’)
Spesso pensiamo al lutto solo come la perdita di una persona cara. Ma ci sono dolori meno visibili che possono essere altrettanto intensi: la fine di un’amicizia che sembrava insostituibile, trasferirsi in una nuova città dovendo ricominciare tutto da zero, capire che i propri genitori stanno invecchiando, perdere il lavoro o una carriera a cui si è legati emotivamente, chiudere una relazione in cui avevi investito tutto, sentire che il tempo ti sta scivolando tra le mani, vedere una persona che amavi cambiare in modi che non riconosci più. Ogni volta che qualcosa finisce, inizia un processo di elaborazione. Ci sono dolori che non si vedono, ma che si sentono in profondità. Il lutto invisibile è quello che la società spesso non riconosce, quello che ci sentiamo in dovere di nascondere perché “non dovrebbe fare così male”. La verità, però, è che ogni perdita lascia un segno e negare il proprio dolore non lo fa sparire, lo rende solo più pesante da portare. Dare spazio al lutto significa concedersi il diritto di sentire, di piangere, di rielaborare perché non esistono perdite “troppo piccole” per provare dolore. Se per te è stato importante, merita rispetto!

REAZIONI EMOTIVE COMUNI DOPO UN LUTTO
Le reazioni che si vivono dopo un lutto possono essere contrastanti e forti. Le più comuni sono: shock, paura e ansia, rabbia, senso di colpa, sollievo e trovano sempre un senso nella storia di vita della persona.
Shock: lo shock fisico ed emotivo può essere prolungato, ricordi persistenti o sogni sull’evento possono verificarsi per mesi. Potrebbe essere difficile credere che la persona se ne sia davvero andata.
Paura e Ansia: attività semplici come rispondere al telefono, stare al buio o aprire una porta chiusa possono causare paura o ansia. Ci si potrebbe sentire non più al sicuro, temere che possa accadere qualcosa di brutto o spaventarsi facilmente.
Rabbia: la rabbia che si prova dopo un lutto deriva da sentimenti di impotenza e può essere devastante. Potrebbe esprimersi anche come naturale risposta al sentirsi feriti o abbandonati.
Senso di colpa: il senso di colpa include rimpianti per il passato, per cose fatte o non fatte o, semplicemente, per essere sopravvissuti.
Sollievo: per la famiglia o gli amici che hanno vissuto per anni la malattia cronica di un proprio caro, può essere presente una forma di sollievo. Questo sentimento è normale e non significa che queste persone desideravano che il proprio caro morisse.

Tutte le emozioni sono importanti e da ascoltare, anche quelle che sembrano più indicibili. Ognuno affronta il dolore in modo personale e non esiste un modo giusto o sbagliato di sentirsi.

FASI DEL LUTTO
Le fasi del lutto non sono una scala che sali gradino dopo gradino. Si tratta di un percorso dove si fanno due passi avanti, uno indietro, uno avanti e due indietro… a volte salti qualche fase, ma poi la rivivi più avanti; altre volte, alcune fasi le vivi più volte. Non c’è un ordine “giusto”, non c’è una tempistica prestabilita. C’è solo il tuo viaggio, unico come te!

Negazione: in questa fase il cervello fa “click” e semplicemente si rifiuta di processare quello che sta succedendo. È come quando premi pausa su un film troppo intenso perché troppo faticoso e disturbante. Così la mente si estranea e nega la realtà. La mente non ci crede e il pensiero è: “non sta succedendo davvero” oppure “ci deve essere un errore”. La negazione è il nostro primo scudo protettivo e va bene così. È il modo del nostro cervello di dirci: “Ehi, prendiamoci un momento”. Non è fuga, è protezione.

Rabbia: la rabbia che si palesa nel lutto può essere dirompente. La rabbia è quell’emozione che ti fa urlare, che ti fa “vedere rosso” ovunque e che, a volte, ti porta a desiderare vendetta anche quando non c’è nessuno su cui averla. La rabbia non fa sentire direttamente meglio ma essa ti fa sentire vivo. Ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per iniziare ad elaborare la perdita. Provare rabbia non è cattiveria, non è essere irragionevoli, è essere umani che stanno soffrendo.

Depressione: questa potrebbe essere la fase più difficile ed è quella che fa più paura. Si tratta di quella sensazione di profonda tristezza che arriva quando il dolore della perdita bussa davvero alla porta. Quando non è più rabbia, non è più shock ma solo un grande, immenso dolore. Ti ritrovi a non avere voglia di fare niente, anche le cose più banali sembrano montagne da scalare. Le cose che prima ti facevano piacere, ora sembrano vuote. Il mondo va avanti ma tu ti senti bloccato, fermo. Non devi far finta di stare bene. Prenditi il tuo tempo!

Contrattazione: è quel momento in cui diventiamo gli avvocati dell’impossibile e il nostro cervello cerca di trovare una via d’uscita da un vicolo cieco. È quella fase in cui tentiamo di riorganizzare la nostra quotidianità cercando di costruire una nuova routine che abbia un senso per noi. È come cercare di negoziare con il destino, sembra irrazionale? Lo è! Ma è anche profondamente umano. È il nostro tentativo di riprendere un po' di controllo quando tutto sembra sfuggirci.

Accettazione: l’accettazione è quando inizi ad accorgerti che i ricordi non fanno più così male, è quando riesci a parlare di quello che è successo senza sentirti il cuore in gola. Questo non significa che vada tutto bene e che non faccia più male, significa che stai imparando a convivere con quello che è successo. È trovare un nuovo equilibrio, è quando capisci che guarire non significa dimenticare, ma imparare a stare senza ciò che hai perso continuando a vivere bene.

ELABORARE IL LUTTO
Elaborare il lutto significa, dunque, trovare un senso al proprio dolore attraverso un percorso di accettazione e risignificazione della propria esistenza dove si passa dal sentirsi abbandonati dall’altro in uno strappo lacerante al sentirsi separati ma in contatto. In altre parole, si passa dal sentire il dolore dell’assenza al poter convivere con la mancanza. Sentirsi separati significa tornare ad avere una relazione con la persona per me significativa nonostante non sia più presente. È possibile ricevere sostegno psicologico per l’elaborazione del lutto sia tramite incontri individuali con lo psicologo, sia partecipando agli incontri di gruppo composti da persone che condividono lo stesso destino (avere un lutto da elaborare) e che si incontrano per condividere i propri vissuti tramite attività di ascolto e condivisione, attività creative, riflessioni guidate, creazione di ricordi condivisi, con l’obiettivo di scoprirsi risorsa non solo per sé ma anche per gli altri.

L’elaborazione di un lutto è dunque un processo non lineare e molto vasto ma che con il giusto aiuto si può affrontare e superare. Abbracciando il sintomo, gli doni un senso e trovi la tua personale armonia!

Metti al primo posto il tuo benessere: prenota un colloquio conoscitivo e scopri come posso supportarti!

Dott.ssa Generali Ilaria
Psicologa specializzata in lutto traumatico

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