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Abbandonare il rancore

06/08/2018

Le parole di una professionista con anni di esperienza in conflitti di famiglia.
Testo a firma di Michela Carrara, psicologa e psicoterapeuta

La famiglia è un sistema complesso, all’interno del quale si verificano torti, trascuratezze, fraintendimenti, gelosie e forti rivalità. Tutte queste ferite, provocano un’emozione che nel tempo si va a consolidare: il rancore.
Nello specifico, il rancore è un’emozione non risolta, dovuta ad una situazione che ci ha fatto stare male e che non è stata affrontata, ma che è stata messa momentaneamente in disparte; questa emozione si diffonde nella mente rievocando il ricordo negativo, nonché la messa in scena di quanto accaduto e purtroppo, il tutto viene colorito da fantasie punitive e di vendetta. Il soggetto che in una data situazione si sente vittima, utilizza il rancore come strumento per protrarre il ricordo negativo dell’offesa subita, in maniera continuativa e amplificata.
Da qui nascono risentimenti, ritorsioni e vere e proprie diatribe familiari, da cui spesso si verificano allontanamenti e rotture definitive dei rapporti.
La terapia Sistemico Relazionale, basandosi sul presupposto che la famiglia non è un’entità statica, ma bensì in continuo mutamento, acquisisce i dati che la famiglia stessa espone e li riorganizza. Così facendo, la realtà conflittuale presentata, assume un nuovo significato e configurazione. I protagonisti della situazione di disagio, cominciano a percepire se stessi e gli altri in modo gradualmente nuovo e così, si possono aprire nuove possibilità e nuovi equilibri.
Accettando ed elaborando gli episodi negativi, si possono impiegare al meglio le proprie energie, focalizzandole nella ricerca del meglio nel presente. Così facendo si smantella la rabbia sottostante e si inizia a superare il rancore, e questo è prima di tutto un dono che si fa a se stessi. Non si tratta di dimenticare il passato, ma di dissociarlo da una colorazione emotiva, per lo più dolorosa, che lo rende tanto difficile da tollerare e che, peggio ancora, viene costantemente rievocato nella quotidianità.

Dott.ssa Michela Carrara

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