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Io e i social media, la nostra vita insieme

03/02/2020

“Internet? Prova a scaricare un tortellino se ci riesci!”- Zucchero.

A Rimini, in Romagna e nel mondo c'è una nuova droga, che come tutte in apparenza dona libertà ma in realtà ti rende schiavo: Internet. Uno strumento utile ma se si abusa di lui senza la giusta consapevolezza, è lui ad abusare di te, è lui ad usare te.
Oggi condividiamo questa riflessione:

“Internet? Prova a scaricare un tortellino se ci riesci!”- Zucchero.

"In questa frase ironica - ci racconta Francesca Peppoloni, laureanda in psicologia e collaboratrice del magazine - si trova secondo me il senso di una situazione di vita che sta prendendo piede e che sta cambiando anche noi: la nostra vita con i social media.

Twitter, face-book, Instagram, Tinder e tanti altri ormai fanno parte di noi, come fossero parenti stretti. Sono diventati filtri da cui osserviamo solo un frammento della vita, annebbiati da un’idea che spesso, pensiamo essere nostra, ma in realtà non lo è.
Riflettevo che ormai se non avessimo il telefono saremmo nessuno. Ovviamente è un’illusione, ma è talmente reale e tangibile questa chimera, che se solo sparisse per un momento, si andrebbe nel panico.

Soprattutto le generazioni di oggi. Sono nati con l’iphone già stretto in mano. 
Tornando alla frase di Zucchero, credo che molti giovani di adesso si stanno perdendo una cosa fondamentale, il contatto con la realtà. Vivono costantemente in una realtà fittizia, come se dormissero 24 h su 24. Sanno tutto e niente allo stesso tempo.
Il tempo cambia tante cose, i mutamenti sono parte di questa vita ed è giusto adattarsi a questi, ma saper conservare se stesi è molto importante.

Ci sono emozioni che internet, non potrà mai dare. Bill Gates diceva:  “Verrà un giorno, e non è molto lontano, in cui potremo concludere affari, studiare, conoscere il mondo e le sue culture, assistere a importanti spettacoli, stringere amicizie, visitare i negozi del quartiere e mostrare fotografie a parenti lontani, tutto senza muoverci dalla scrivania o dalla poltrona.”

E aveva ragione, ma come ci può essere un vantaggio, questo  porta con se anche un notevole svantaggio: l’emozione di trovarti in un posto e sentirne gli odori, viverti quello che accade sulla tua pelle, goderti l’emozione di un tramonto senza doverti fare un selfie, guardare negli occhi una persona e chiederle “come stai” o semplicemente osservarla e capirla, senza il bisogno di leggere se ha “postato” un “emoticon” felice o triste. Abbracciare di più e mandare meno “cuori” via Whatsapp.
Il contatto umano si sta perdendo sempre di più e senza quello, secondo me, siamo davvero incompleti"

Francesca Peppoloni
Laurenada in psicologia


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